Lettera inviata nel 1855 al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierse dal capo Sealth della tribù Duwanish

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Lettera inviata nel 1855 al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierse dal capo Sealth della tribù Duwanish

Messaggio Da Arry il Mar Mar 17, 2015 6:43 am

Il grande capo che Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli non ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta perché sappiamo che se non venderemo, l'uomo bianco potrebbe venire con i fucile a prendere la nostra terra. Quello che dice capo indiano Seattle, il grande capo di Washington
Può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete, comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell'aria o dello scintillio dell'acqua: come potete comprarli da noi.
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi scuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo.
La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell'uomo rosso. I morti dell'uomo bianco dimenticando il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle.
Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati, sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l'aquila sono nostri fratelli. le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l'uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò quando il grande capo che sta a Washington, ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremmo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i figli. Quindi noi consideriamola vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile, perché questa terra per noi è sacra. L'acqua che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell'acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.
Il mormorio dell'acqua è la voce del padre, di mio padre.
I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e anche i vostri dovete perciò dovete usare la gentilezza che usereste con un fratello.
L'uomo rosso si è sempre ritirato davanti all' avanzata dell'uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira con il sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. a Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l'uomo bianco no capisce i nostri pensieri.
Un porzione di terra è la stessa per lui come un'altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la conquistata, egli si sposta lascia le tombe dei suoi padre i diritti dei suo figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfrutta e vendute, come fossero pecore o perline colorate. Il suo appetito divorerà la terra e lascierà dietro solo un deserto.
Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma forse questo avviene perché l'uomo rosso è selvaggio e non capisce.
Non c'è alcun posto lieto nelle città dell'uomo bianco. Alcun posto
in cui sentire lo stormire di foglie in primavera e il ronzio delle ali degli insetti.
Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore delle città sembra quasi
che ferisca le orecchie. E che cos'è mai li la vita, se un uomo
non può ascoltare il rumore del
succiacapre o delle rane attorno ad uno stagno di notte ?
Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce
sapore del vento che soffia sulla superficie del lago o l'odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o dagli aghi di pino. L'aria è preziosa per l'uomo rosso poiché tutte le cose partecipano allo
stesso respiro. L'uomo bianco sembra non accorgersi dell' aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza.
Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l'ariasa per noi e l'aria ha lo stesso spirito che essa sostiene. Il vento che ha dato
i nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro.
E il vento deve dare ai nostri figli lo spirito della vita. e se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come è sacra, come un posto dove anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dei prati.
Perciò noi considereremo l'offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accetarla, io porrò una condizione: l'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. ho visto centinaia di bisonti marciare nelle praterie, lasciati lì dall'uomo bianco dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non riesco a capire come un uomo bianco preferisca un cavallo di ferro sbuffante che un bisonte che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Che cos'è l'uomo senza gli animali?
se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. perché qualunque cosa capiti agli animali in seguito capiterà agli uomini. tutte le cose sono collegate.
Voi dovete insegnare ai vostri figli che la terra sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo.
Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: LA TERRA E' NOSTRA MADRE. Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano in terra, sputano a se stessi.
Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all'uomo ma è l'uomo che appartiene alla terra.Questo noi sappiamo.Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce la famiglia..Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra.Non è stato l'uomo a tessere la tela della vita, egli è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso.
Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva da voi stabilita per il mio popolo.
Noi vivremmo per conto nostro e in pace.Importa poco dove spenderemo la fine dei nostri giorni.
I nostri figli anno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. i nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell'ozio e contaminano il loro corpo con cibi, dolci e bevande forti.
Poco importa dove passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà a piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro.
Ma perché dovrei piangere la morte del mio popolo?
Le tribù sono fatte di uomini e nient'altro. gli uomini vanno e vengono come le onde del mare.
Anche l'uomo bianco, il cui dio cammina e parla con lui da amico ad amico, non può sfuggire al destino comune
Può darsi che siamo fratelli dopo tutto. Vedremo.
Noi sappiamo una cosa che l'uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro dio è lo stesso dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è dio dell'uomo e la sua compassione è uguale sia per l'uomo rosso che per l'uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è come far male al suo creatore. Anche l'uomo bianco passerà, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e tra qualche notte soffocherete nei vostri rifiuti.


questa lettera, questo testamento, tutt'ora è considerato uno dei migliori scritti di ecologia ambientale ed ecologia umana. Effettivamente, lanciatevi nel vostro più profondo ed assaporate ogni singola parola di quello che potete provare! Condividete, ed insegnate ai vostri figli a rispettare Madre Terra.

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Re: Lettera inviata nel 1855 al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierse dal capo Sealth della tribù Duwanish

Messaggio Da lauviah il Mar Mar 17, 2015 11:33 am

chi è spinto alla conquista al possesso al dominio...è mosso da ego...allora come adesso e così nella storia.
l'evoluzione dovrebbe farlo crescere in questo...ma come in ogni cosa...succede singolarmente

lauviah

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Re: Lettera inviata nel 1855 al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierse dal capo Sealth della tribù Duwanish

Messaggio Da Haryn il Mar Mar 17, 2015 2:42 pm

Ciao Arry....che gioia rileggerti!!!
E che meraviglia leggere piano piano questa lettera. Si...fortunatamente, ho dato un'occhiata alla sua lunghezza, ed ho potuto leggere il tuo suggerimento, che ho accolto con onore e rispetto.
Sono scesa nel mio profondo...ho sentito parola dopo parola...e l'emozione è stata grande..si, la Terra è nostra Madre. E noi siamo i fili, parte del Disegno, tenuto tra le mani dell'unico Dio.

Grazie Arry...l'ho già detto, lo so..ma averti qui per noi è un vero Dono!
Hai due anni soli piu' di mio figlio. E tanta tantissima Luce come lui..nel Cuore e nell'Anima!

Un grandissimo Abbraccio..

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Re: Lettera inviata nel 1855 al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierse dal capo Sealth della tribù Duwanish

Messaggio Da liluye raggio di luna il Mer Mar 18, 2015 1:50 pm

ciao arry... conosco questa lettera.... mi commuove ogni volta che la rileggo... un popolo... un grande popolo.... IL MIO POPOLO... solo questo ogni volta mi viene da dire.... colgo l'occasione per postare un bellissimo video trovato su you tube.... che vi porti pace e amore...
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Re: Lettera inviata nel 1855 al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierse dal capo Sealth della tribù Duwanish

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