..."tutto è reale, nessuno è solo, l'Amore è tutto quello che esiste in infinite forme."

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..."tutto è reale, nessuno è solo, l'Amore è tutto quello che esiste in infinite forme."

Messaggio Da Hakiosh il Mer Dic 10, 2014 1:31 pm

Mi fa piacere condividere con tutti due racconti che ho scritto un paio di anni fa.
Credo che possano dare degli
spunti di riflessione, o comunque semplicemente emozionare. Se avete del tempo libero da dedicarvi, un posto comodo dove sedervi e la voglia di leggere, accomodatevi!
Adoro scrivere racconti, è uno dei mezzi tramite il quale riesco ad "incanalare" ciò che vedo nella mia immaginazione. Cosa che Devo fare, per non sentirmi con le ali tarpate. Per sentirmi realizzato, devo esprimere la mia fantasia in qualche modo.

Questi due racconti possono essere intesi uno il seguito dell'altro.

Perchè l'ispirazione arrivasse ho ascoltato delle musiche ben precise, emozionanti, intense, che mi hanno aperto qualcosa dentro.
Vorrei che vi immergeste nel racconto senza mie anticipazioni particolari: l'unica cosa che posso dirvi è che la meta, così come il carburante, di entrambi i racconti è l'Amore. Quella grande immortale energia che muove ed alimenta ogni cosa ovunque.
Spero che, come è successo a me scrivendo, travolto da ondate d'emozione... le parole che leggerete possano farvi scendere una lacrima di gioia, di commozione, di contemplazione. Una lacrima che racchiude la Vita, un po' dell'Amore che c'è in voi.

Buona lettura, e buon viaggio! 



(clicca per aprire)
1)
Con la gioia nel cuore:

Con la gioia nel cuore.




Soundtrack  (<-click)


I gabbiani iniziavano a farsi sentire, gridando tra loro, forse per annunciare l'arrivo della pioggia assieme al vento. Volteggiavano incrociandosi ed inseguendosi, allontanandosi e riavvicinandosi.
L'aria era fredda e pungente mentre correvo diritto giù per la solita via, la solita discesa. I soliti lampioni, i ciottoli disassestati, la casa abbandonata con le finestre sprangate. Il naso ormai non me lo sentivo più, ma chi se ne importa, tanto mi succedeva tutti i giorni non appena uscivo di casa. Con quel tempo, in quel periodo, figuriamoci. Non c'era da stupirsi.
Amavo quella via: non la percorreva quasi nessuno, solamente per il motivo che nessuno ci abitava. Poi c'erano un sacco di gatti randagi, e di muschio sui muri, e di ombre affilate. Ma me ne facevo un baffo delle superstizioni, al contrario della maggior parte della gente.
Ecco, infine sbucai fuori sul viale che costeggiava la spiaggia. Mi invase un forte odore di mare agitato, di alghe timide, di sabbia che s'asciuga. Inspirai a fondo e mi avviai al vialetto che s'inoltrava nella spiaggia, scura per l'umidità di quel mattino frizzante.
Non seppi perchè ma iniziai a correre, prima piano, poi con passo rapido, e infine a perdifiato, colto da una felicità che avrei giurato nascesse prorompente dal centro preciso del cuore. Inspiegabile e meravigliosamente piacevole, mi invadeva dal primo momento in cui aprii gli occhi quel giorno.
Mi trovai a pochi passi dal bagnasciuga, così mi bloccai stringendomi il petto. "Calma, calmati!" mi dissi, cercando di contenere il fiatone. Mi chinai un poco per affievolire la fatica dei polmoni, sorridendo.
Perchè sorridevo?
Sorridevo.
Quando alzai lo sguardo vidi un punto luminoso spuntare dall'orizzonte, uscire dal mare là in fondo dove ogni cosa si confonde divenendo una sola. Il sole stava sorgendo.
Era appena l'alba...a che ora mi ero svegliato? E avevo fatto colazione, o ricordato di chiudere a chiave la porta di casa?
Ero sulla spiaggia, il sole stava sorgendo ed ero felice. Per un istante mi chiesi se davvero avesse rilevanza sapere tutte queste cose, se mi importasse di più metter in moto la mente e ragionare sul passato, oppure semplicemente abbandonarmi alla pura ingenua gioia che dimorava ora dentro di me.
Ovviamente scelsi la seconda opzione.
Feci pochissimi passi e mi trovai di già con la sabbia umida appiccicata ai piedi. Quel mattino le onde erano piuttosto irritate e chiassose, ma non abbastanza da farmi tornare in me e costringermi ad allontanarmi da loro.
Nuvoloni che promettevano ben poco di buono erano tutti intenti ad avvilupparsi sopra l'astro dorato ingrigendolo, e fare a gara su quale di loro avrebbe raggiunto prima la terraferma per decretarsi responsabile dello scrosciare di pioggia invernale.
Stetti per un pò a farmi massaggiare i polpacci dal mare che avanzava e si ritirava, schiumeggiando con foga. Osservai il cerchio di luce in cielo salire sempre più su, andando ad oscurarsi dietro le nuvole.

Quando vidi.

Gli scogli che facevano da barriera al limite della spiaggia si infilavano tra le acque scure del golfo, e proprio lì dove essi terminavano e le pietre erano più minute, il sole stava sorgendo. Ed era esattamente lì, su quegli scogli a picco e in netto contrasto con la nuova tiepida luce del giorno, che si stagliava un'esile figura nera.
Dovevo raggiungerla.
Ricominciai a correre, scalciando scompostamente per contrastare le onde in arrivo. Non ero io, non era la mia mente a controllarmi: mi muovevo come sotto un'influenza di felicità pura e palpabile senza forma definita, scaturita dalla mia anima. O almeno fu questa la appena percepibile sensazione che ebbi nella frazione di secondo in cui rallentai l'andatura, chiedendomi che cosa caspita mi stesse succedendo.
Non ci volle molto affinchè raggiungessi la scogliera. Feci il primo passo alzando un piede sulla nuda roccia spigolosa e scrutando in controluce.
-Eccoti qua!- disse una voce.
Mi bloccai subito, abbassando lo sguardo.
Com'era possibile? Un attimo prima non c'era, lo avrei potuto giurare. Davvero. Non avevo distolto lo sguardo davanti a me, mai.
Lì vicino, a due passi indietro, praticamente diritta sulla traiettoria compiuta prima, c'era una persona chinata sulla sabbia bagnata. Mi stava dando la schiena.
Teneva i piedi infilati direttamente dentro un paio di orme che mi ero lasciato dietro.
Tendendo l'orecchio avrei potuto azzardare che stesse canticchiando sottovoce.
Buttai un rapido sguardo ai pietroni lontani immersi nel mare, ma di esili figure neanche un accenno. Deserto.
-Eccone un'altra! Bene...bene!- pronunciò ancora l'individuo lì vicino.
Senza preavviso, nè presentazioni, si alzò e si voltò verso di me. -Allora mi hai trovata! Dai, vieni, è giunto il momento!-. Tornò curva sul bagnasciuga.
La prorompente cascata di gioia che rinfrescava ogni angolo della mia essenza venne assorbita, risucchiata da chissà cosa, e svanì lasciando tutto d'un fiato il vuoto. Un silenzio glaciale, ma non doloroso.
Era una ragazza dalla pallida carnagione. Indossava un leggero abito rosso di semplice tela con piccoli motivi bianchi, sorretto sulle spalle da due sottili nastrini di tessuto, e un paio di corti 
pantaloncini, bianchi e sbiaditi. I suoi capelli castani ramati volteggiavano danzando estasiati, accompagnati dal forte vento.
Se fossi stato in me, se non mi fossi svegliato e cominciato la giornata in quel modo, non avrei reagito come reagii. Eppure, quello non era un giorno normale. Così mi avvicinai a lei e mi chinai sulla sabbia.

Lei si voltò, mi sorrise.

-Mi chiamo Tiffany!-.
La gioia ricominciò a scoppiare nel cuore, ora più invadente che mai, inarrestabile. Con incommensurabile vigore di una stella che esplode , con infinita leggerezza di un fiore che sboccia baciato dal sole .
Mi si allagarono gli occhi, non potei fare nulla per impedirlo.
-Se vuoi puoi aiutarmi, sto cercando un tipo particolare di conchiglia. Però non voglio obbligarti! Io ho solo fatto in modo che tu avessi la possibilità di scegliere.- mi disse ancora.
Rimasi un attimo stordito, passandomi le mani sugli occhi. -S...si!- le risposi. Avrei voluto chiederle una marea di cose, ma sentivo nel profondo che non ce n'era assolutamente il bisogno.
La ragazza continuò, mentre ripetutamente si scostava qualche capello che per via delle continue folate di vento le si infilavano tra le labbra. -Guarda, dobbiamo trovare queste!- e mi mostrò le mani aperte ed unite a formare una ciotola. Contenevano conchiglie traslucide, di una luminostà innaturale: risplendevano d'oro puro. Tiffany mi rivolse di nuovo un dolce sorriso. -Ok?-
Presi a rovistare intorno, tastando e sollevando sabbia bagnata. Non ragionavo su quel che stavo facendo, o quel che avevo visto. Il cuore non smetteva di essere immerso in uno stato d'ebbrezza.
-Sai..- esclamò la ragazza -..temevo che non saresti venuto. Di solito, quando noi facciamo come ho fatto io oggi, voi rifiutate ciò che vuole dirvi il cuore. Rifiutate la gioia pura, la felicità del cuore, se queste non possono essere motivate mentalmente. Ma tu sei venuto, è questo che conta.- Rise felice. -Continua ad ascoltare questo, ti prego..- aggiunse, allungando una mano e appoggiandola sul mio petto in corrispondenza del cuore.
Emanò sul mio corpo un calore inspiegabile, nonostante vestisse abiti così leggeri. Il semplice contatto con lei mi fece sorridere e piangere assieme, mentre percepii orecchie e guance bollire. Tiffany probabilmente se ne accorse subito, perchè trattenne una risata nell'esatto istante in cui mi resi conto di scottare.
-Allora, ne hai vista qualcuna?- disse battendo le mani piano e facendo tintinnare le conchiglie che teneva dentro. -So che ne sei capace!-.
Cercai di sorridere, lanciando altre occhiate speranzose intorno a me. Tentennai, poi non resistetti e dovetti dirlo. -Io non credo che..esistano conchiglie fatte d'oro. Come hai fatto tu a trovarle?-.
Tiffany abbassò per un istante gli occhi, espirando calma. Poi allungò le mani e prese le mie nelle sue, facendo cadere tutte le conchiglie che aveva. Fece risplendere ancora il suo sorriso. -Il segreto non sta nel trovarle dorate o non dorate, sai?-.
Non risposi. Ero catturato dal calore avvolgente che emanavano le sue mani delicate.
-Ognuna di esse è una conchiglia dorata!- sussurrò accennando al punto dove il mare raschiava la sabbia. Lasciò la presa e scavò una buca sotto alle sue ginocchia, fino a trovare una conchiglia rosa schiarita di bianco, anche parecchio sporca e rotta in più punti. La sollevò mostrandomela, poi la avvicinò alle labbra e la baciò piano abbassando le palpebre, facendosi serissima.  In quell'esatto momento divenne dorata, risplendette di luce propria. La mise tra le altre cadute sul bagnasciuga. Infine mi rivolse una semplice risata, e dai suoi occhi percepii il suo pensiero. "E' facilissimo! Prova tu, ora, dai!".
Vicino a me notai una conchiglia portata dalle onde. Stava per venire risucchiata dall'acqua quando invece io la acchiappai. La portai davanti al mio naso, la pulii e la sfiorai accarezzandola, ma non accadde niente.
Tiffany mi stava osservando con attenzione. -C'è luce anche in quella conchiglia..in ogni conchiglia. Sta a noi saperlo, notarlo. Fare in modo che brilli dipende da noi!- mi disse toccandomi una spalla.
Tornando a scrutare la conchiglia che tenevo tra le dita mi venne spontaneo pensare a qualcosa di felice. Pensai, pensai. Niente. Quel pezzetto di mare non si illuminava.
La ragazza scosse il capo sorridendo. -Che ti ho detto, prima?- disse allegra. -Non usare questo..- disse puntandomi con l'indice la fronte -..ma questo!- e mi indicò il petto. -La luce si sente, non si pensa nè si vede!- esclamò ridendo, come se fosse una cosa così ovvia che dirmela era un fatto divertente.
Smisi allora di formulare pensieri. Mi volsi sul viso chiaro di Tiffany, ricordai il calore delle sue mani. Osservai la purezza del suo sorriso, la bellezza profonda e impalpabile del suo sguardo.
Ripercorsi gli istanti di gioia durante i quali raggiunsi la spiaggia.
Iniziò a scendere una fine pioggia appena percepibile, ma che ti bagnava completamente in pochi secondi. Intanto, aprii gli occhi che avevo chiuso avvicinandomi la conchiglia al cuore. Essa ora splendeva d'oro, luminosa di me. C'era una parte del mio cuore, della mia essenza, del mio amore, della mia gioia, in quella conchiglia.
-Siii!- esclamò raggiante Tiffany sollevando i pugni chiusi. -Eeh, lo sapevo!- disse, stirandosi con le mani i pantaloncini spiegazzati.
Gli porsi la conchiglia, semplicemente felice. -No, quella è tua! Usala per ricordare..ricordare quello che hai imparato!- mi rispose facendo un cenno di rifiuto. Non spegneva mai quel suo sorriso pacato, dolce, delicato, qualsiasi cosa facesse.
Un'intuizione arrivò da lontano, trascinata dal vento. Mi trafisse lo sterno e rimase lì aspettando che la tramutassi in parole.

-Tu sei il mio angelo?- le chiesi.

La ragazza si sistemò i capelli dietro le orecchie, ormai inzuppati fino alla radice. Si eresse in piedi, e mi tese una mano. -Vieni!-. Mi parlò con lo sguardo, facendo ridere gli occhi lucenti.
Mi portò sulla scogliera, tra i massi umidi. Non avevo paura di scivolare, ero mano nella mano con lei.
Giungemmo infine sull'ultimo scoglio, dopo di che regnava il mare, stranamente calmo.
Mi fece gesto d'attendere con la mano libera, mentre con l'altra stringeva la mia. Ero certo di percepire la sua felicità nell'avermi accanto, la gioia nel fatto di potersi manifestare a me, che io la potessi vedere e tenerla per mano, lì su un ammasso di pietre in mezzo al mare di una giornata invernale.
-Ecco!- mi disse piano indicando davanti a noi. Nel mezzo del blu scuro delle acque comparvero scie composte di colori, mano a mano più vivi e sgargianti. Mi resi conto che aveva smesso di piovere solo in quel momento.
Mentre il sole filtrava attraverso uno squarcio del manto piovoso oramai in fuga, lasciando cadere una splendente lama bianca davanti a noi, proprio incrociato ad essa nacque un meraviglioso arcobaleno.
Di fronte alla nascita di quell'incredibile spettacolo accecante mandai giù le lacrime, di gioia, senza successo.
Sorridevo.
M voltai verso Tiffany, e vidi che anche il suo viso sereno e felice era solcato da una lacrima; la sua riluceva d'oro.
-Ogni volta che vorrai rivedermi, ti basterà ritornare alle emozioni che provi ora...d'accordo?- mi sussurrò pacata. Mi strinse la mano nella quale impugnavo la conchiglia che io avevo fatto risplendere, e annuì ridendo ed emettendo un'ondata di gioia che mi fece tremare.

Quando batteì le palpebre, Tiffany era scomparsa.
Ma il calore delle sue mani non scomparve dalle mie fino a quando non le immersi nell'acqua di mare per sollevare un'altra conchiglia.

 










2)

Ci incontreremo, per sempre, ed oltre:
Ci incontreremo, per sempre, ed oltre.
 
 


 Sento l'aria gelida scivolarmi addosso, mentre ci passo attraverso veloce. Ma ci sono talmente abituato che è tutto normale, anzi è quasi piacevole.
Sbatto le ali ogni tanto per
rimanere sollevato in modo costante dal suolo e non incrociare le cime degli alberi sotto di me,
 evitando con morbidezza quelle più acuminate.

 E davanti a me ci sei tu, piena di energia, rapida come il vento, a guidare la traiettoria del volo.
 Ci posiamo su di un ramo spazioso. Il nostro ramo, la nostra casa.
Saltelliamo un poco uno verso l'altro cinguettando allegri, poi ci spostiamo all'estremità più prossima al tronco dell'arbusto,
 dove sta quell'intreccio che è il nostro riparo, tutto quello che abbiamo oltre al nostro amore che si perpetra nell'infinito.
Lasciamo piccole bacche che tenevamo al sicuro all'interno del becco direttamente in bocca ai piccoli volatili che strillano affamati dentro al nido.
 
 No, un suono terrificante e un flash accecante ora mi sorprendono alle spalle, è orribile.
Da dove proveniva?
 Mi sento spaesato e solo. Cosa sta succedendo?
Dov'è il ramo, dove sei tu?
Dov'è finito tutto quanto?

Ecco, ritorno a vedere qualcosa.
C'è...c'è qualcosa di diverso, ho un corpo diverso. Niente è più come prima.
Percepisco i miei muscoli robusti sostenere il mio peso, mentre corro senza fatica lungo questo pendio sfavillante sotto i raggi del sole.
La mia criniera fluente oscilla al ritmo del mio deciso galoppo, la sento accarezzarmi.
Al mio fianco vedo un dolcissimo essere vivente, è simile a me ma solo più piccolo: è un meraviglioso puledro ed è mia figlia,
 che cerca di stare al mio passo mentre impara a correre.E' mia figlia...no, è nostra figlia.
Mia, e tua.Tu sei al di là della puledrina, al suo fianco ed al mio.
Sei...la cosa più bella che abbia mai visto.
Sinuosa, dal manto chiaro e morbido, e due occhi profondi come l'oceano.
E la tua criniera lungo il collo, bionda e lucente come i riflessi sull'acqua che bevo al mattino.
Sei l'amore che mi nutre ad ogni respiro, sei così magnifica, indescrivibile. Inarrivabile, se non dal sentimento che provo per te.
Puro, genuino, dal quale è nato questo miracolo che è nostra figlia.
 
 Oh no, un altro flash.
Non mi piacciono, basta, non voglio più vederne! Mi fanno stare male, mi rendono separato da te.
Perchè deve accadere?

Ci vedo di nuovo, ci vedo.
Vedo...no, sento. Sento un suono molto bello...oh, è fantastico.
Sono le onde del mare che si frantumano sugli scogli sotto di me divenendo spuma bianca, e mi cullano.
Stare distesi su questa roccia è leggermente scomodo ma sopportabile; basta che continui a rimanere a pancia all'aria e lo sarà.
Mi sto riprendendo da un sonno profondo, tranquillo. Sono anche abbronzato? Mi sento la faccia scottare, non è normale, di solito non brucia.
 -Jane, ti è caduto il cappello! Ma ti salverò io, donzella in attesa di aiuto!- esclama una voce di ragazzo, che adesso sta ridendo.
E, voltandomi, ti vedo.
 Ti stai sfilando la camicia, e una volta a torso nudo ti lanci in mare spiccando un balzo dallo scoglio più alto, poco distante da me.
Ho ancora la vista appannata, ma ho una certezza nel profondo che mi sussurra qualcosa...qualcosa di sublime, luminoso.
 Stai nuotando in direzione del mio cappello di paglia che ora galleggia su e giù sul pelo dell'acqua.
 troppo profonda perchè venga recuperato da qualcuno che non sa nuotare come me. Deve essere finito lì per colpa di un soffio di vento troppo forte.
Eh si, deve essere stato allora che ho iniziato ad esporre la faccia al sole, prima ce lo tenevo proprio sopra quando riposavo.
 Stai evitando le onde in arrivo con tranquillità, assecondandole, facendoti cullare prima e scavalcandole a grandi bracciate dopo.
Ed agguanti il cappello, ora ci sei arrivato. Ti volti verso di me, e sorridi ancora.
 Ah...ma io ti amo. Quanto amo la mia stessa vita.
 -Desidera altro, fanciulla?- mi dici allegro, mentre una fitta mi prende lo stomaco.
E' così, ogni qual volta incrocio il mio sguardo col tuo, ogni volta che avviene quel magico contatto, sento un'onda irrefrenabile avvolgermi l'anima.
E mi scalda, mi dice a bassa voce che tu sei amore.
 Non posso che ricambiarti il sorriso, certa che sarai tu la persona con cui condividerò le ore da lì a venire, per sempre, ed oltre.

Ancora la luce? Di nuovo un flash, e un peso maggiore del mio si scontra sulla mia fronte.
Fa male, ma non dura che un istante e poi tutto muta.
 Perchè, mi chiedo, deve succedere? E quel che sta in fronte a me svanire, farsi lontano, sfumato, meno afferrabile.
Ma aspetta...mi sento leggera. Leggerissima. E' una cosa di cui prima non mi ero reso conto.
Sono leggero, e posso volare ovunque e attraverso ogni cosa, ed essere ogni cosa, vivo in tutto. E' bellissimo!
 Eppure c'è un tassello che mi manca...ah, ecco, sei tu! Ti ho finalmente trovato. Ti ho visto. Eccoti, eccoti.
Si, non ho dubbi: sei tu, sei l'amore che si trova dentro la mia essenza, ma non stai provando amore in questo istante.
Perchè? Perchè...non provi amore? Cosa ti sta succedendo?
 Stai piangendo sopra ad un corpo immobile per terra, e intorno a te c'è tanto di quel frastuono.
E' bruttissimo, non voglio che tu rimanga lì, devi andare via. Vieni via!
 Non devi piangere, non piangere! Ti prego...non essere triste. Io ci sono ancora, non sono andata via.
Ti scongiuro, non piangere, devi essere gioioso, devi vivere e regalare a tutti quanti quella gioia che è nettare vitale per il mio cuore.
Io sono qui! Sempre!
 Ti prendo il viso tra le mani e bacio la tua fronte corrugata, e subito essa si fa distesa. Sembri confuso...frastornato.
Si...si, esatto! L'hai capito, si, ti sono vicino! Sii felice!
 No, non sono andata via, non fare così. Ecco, bravo. Ecco, ti terrò per mano finchè non starai meglio...d'accordo?
 Si, così. Devi sorridere, amore.
 Ci incontreremo presto. Ci incontreremo di nuovo, per sempre, ed oltre.

Nuovamente quel che vedo muta come la chioma di un albero mossa da un vento delicato.
 Sto cadendo, da un'altezza che mette i brividi. Cado, e sempre più con foga, acquistando velocità e perdendo lucidità.
Il mio corpo è pervaso dai brividi e non posso fare nulla per cambiare questo.

Un tuffo al cuore, e mi sento sotto le coperte di un letto tiepido. Strabuzzo gli occhi, mentre le gambe chiedono un pò di calma in preda al formicolio.
Che sta succedendo?
 Intorno è piuttosto buio ed io mi sento abbastanza agitato, ma le sagome che si mostrano deboli alla mia vista intorpidita dal sonno mi sono molto familiari.
 Ma certo, sono in camera da letto! La mia camera, in casa mia.
Allora era tutto un sogno!
E' stato tutto così strano, però. Così vivo. Era davvero solo un sogno?
 ...solo?
...
Era davvero tutto...non reale?
...
 Ma che cos'è reale e cosa no?
 Cosa...cosa significa realtà?

Ancora.
Ancora un bagliore bianco, e ogni cosa cambia di fronte ai miei occhi desiderosi di verità.
 Ma...ma come? Mi trovo ancora nel mio letto caldo.
 No, tutto quanto intorno è diverso. Solo il mio giaciglio è rimasto immutato, me compreso, ma il resto è divenuto un paesaggio.
Vedo fasci di energia multicolore fluire verso direzioni ben precise, sembrano manti di crema che nuotano nell'aria con perfetta sincronia, creando tutto quel che è. C'è un prato verde sotto un mare di blu acceso e...e un sentiero.
Devo seguirlo, lo devo fare. Io devo arrivare alla fine del sentiero, me lo sento, l'ho deciso prima di volerlo fare.
L'ho deciso molto tempo fa.
 Mi lascio alle spalle il letto, parte di un luogo che sembra solo ricordo.
Impossibile, sono già giunto al termine del percorso? Sono in cima ad una montagna, e tutto risplende di luce dorata, e tutto è vivo e maestosamente magnifico. Che cos'è questo, teletrasporto? Solo grazie ad esso ci si può spostare ad una tale velocità. E poi il teletrasporto non esiste, dai.
 O forse si?
 Eppure mi trovo esattamente dove volevo andare, vedo l'inizio del sentiero da una parte ai piedi della montagna, giù a valle.
Ed eccolo là, il mio letto con le coperte azzurre arruffate, da dove mi sono mosso.
 Ma questo posto esiste nella mia mente, o per davvero?
Per...davvero...
 ...c'è differenza?
 Io credo di no, mi sento vivo.
 Sono vivo.
 Sono vita, e ciò che vedo è vita.
 A pochi passi da me c'è una panchina di legno chiaro coperta da un tetto anch'esso di legno.
 E...
 No, non è possibile.
Io mi ricordo di te. Ti conosco.
Ti ho...ti ho già vista da qualche parte, conosco quegli occhi.
Conosco...questa sensazione.
 Sei tu. Sei semplicemente tu.

Ti ho ritrovata.

Ecco, mi sorridi. Il mio cuore non aspettava altro, e si schiude ancora.
Non è la prima volta che provo quest'emozione, così viva. Talmente intensa che devo stringere gli occhi o piangerò.
 -Visto, che ci siamo incontrati ancora? Non avevi motivo di temere il contrario!- dici. -Da quella volta non hai fatto altro che sperare di vedermi ancora,
di sapere di più. Ma non ti bastava far altro che provare le emozioni che provasti quel giorno. Ed eccoti qui!-
Sorridi con gli occhi.
 Indossi un abito che sembra luce pura, intensa. Parte dalle spalle, lasciandole scoperte, e scende fino a sfiorare i polpacci.
 Risplendi come una stella, passandoti le dita tra le lunghe chiome castane.
 Non so che dire. Non so proprio cosa dirti, non mi aspettavo nulla di tutto questo.
Fino a ieri ripetevo a me stesso d'essere impazzito, che avevo avuto un'allucinazione,
 che la notte precedente quel mattino alla spiaggia avevo bevuto qualcosa di strano, o avuto un'indigestione. O era stata colpa dello stress, magari.
 Ed eccoti qui, davanti a me, magnifica.
 -Ma tu chi sei?- ti chiedo, una volta riacquistata un pò di voce e preso il coraggio necessario a sostenere il tuo sguardo, che così tanto mi comunica.
 -Di me sai già tutto quel che c'è da sapere- mi rispondi.
Guardi in basso, sulle tue mani dalle dita incrociate sul grembo per formare una culla. -Giungi da un viaggio attraverso il tempo e lo spazio,
 nel quale ti sono state mostrate molte cose, vero?-
 Certo, è vero. Era tutto vero, era stato un viaggio: tutto quello che ho visto era assolutamente reale, vissuto fino all'ultima goccia, all'ultimo istante.
Nel mio cuore sento che questa è la sola, unica, vera verità riguardo quei momenti inspiegabili, così confusi alla mia mente fino a poco prima che mi parlassi.
 E tu?
 Tu, in tutta la tua delicata perfezione immutabile.
 Tu sei luce. Sei la mia luce, sei quella luce che dimora al riparo, immersa nel tepore del mio cuore.
Esisti perchè esisto anche io, e la stessa cosa è per te.
 Tutto questo è magico, e strabiliante. Ed è verità, eccome se lo è.
Non ho bisogno che nulla al di fuori di me venga a svelarmelo, basta questa certezza nel mio profondo, più solida della roccia più dura che si possa immaginare.
 Ho paura di guardarti negli occhi, non so cosa possa succedermi...ma lo faccio comunque.
Ed accade: basta semplicemente questo innocente gesto per recuperare un tassello invisibile, custodito da ciò che si trova
al di fuori dei limiti della vita e della morte, solo due parole create dal cervello.
Il piccolo pezzo mancante del puzzle , grazie al quale ora tutto mi è chiaro. Tutto è inspiegabile razionalmente, è impossibile esprimerlo.
 Comincio a lasciar sgorgare lacrime dagli occhi. Mi ritrovo incredibilmente trasportato sulla seggiola dove stai tu,
 e appoggio la testa sulle tue gambe mentre sento le tue mani scivolarmi con dolcezza tra i capelli.
 -Io sono sempre con te, non devi aver paura. Siamo sempre stati insieme dall'inizio di ogni cosa, e sempre così sarà.- mi sussurri.
 -Niente potrà separarci. L'unica cosa che tu devi fare quando farai ritorno da questo viaggio, è avere fede.
La fede è l'unica vera forza che, insieme all'amore, ci rende indissolubilmente legati.-
 Sento che quest'emozione in me è insostenibile per un corpo fatto di carne ed ossa, non posso contenerla. Non è proprio possibile.
Così la lascio uscire, la rendo libera, tolgo le catene che la contenevano e la limitavano, cioè i limiti del mio stesso corpo.
 Ed inizio ad emettere luce, come un piccolo sole. Ogni spazio della mia pelle produce luce bianca, e gialla, dolcissima, caldissima.
 Ma proprio in quest'istante lo comprendo.
 La mia luce è la tua. Non appena la mia appare diviene un tutt'uno con la tua, già splendente.
In un processo automatico, perfettamente naturale, divenendo la medesima cosa.

Siamo fatti dello stesso Amore.
Siamo lo stesso Amore.
Siamo Amore.
 Siamo Una Cosa Sola.

Quel che ci circonda pare stia smettendo di esistere, come nascosta da un velo di nebbia bianca. Ma prima che possa raggiungerci, mi dici un'ultima frase.
 -Ti è accaduto tutto questo perchè volevo capissi. Volevo comprendessi che nessuno è realmente mai solo, e che l'Amore esiste per ognuno di noi.
Tu devi seguire il tuo cuore, non devi mai smettere di farlo, di avere fede.
Se lo farai mi incontrerai, un giorno; e tutto quel che seguirà sarà solo quello che è stato stabilito da me e da te:
 che la mia fiamma e la tua capiscano che è solo Una e che sia Amore. Per sempre, ed oltre.-
 Tutto si trasforma in fiamme di luce, e nebbia cristallina, e divento io stesso fiamma di luce.

Ma certo, è questo il flash.
E' proprio questo il bagliore che ricordo di aver provato più volte, prima: è solo un cambiamento, un diverso modo di essere me stesso.
Come avevo fatto a non capirlo, tutte quelle volte.


Mi trovo coricato sotto le coperte del mio letto, nella mia stanza, al buio.
 No, è errato: è l'alba ormai, una tiepida striscia rossa si sta infilando tra le persiane e giunge sino ai miei piedi.
 E so in cuor mio che tutto è reale, nessuno è solo, l'Amore è tutto quello che esiste in infinite forme.



 Un giorno ti incontrerò, perchè sei parte di me già ora, in questo istante d'eterno.
Ci incontreremo di nuovo, per sempre, ed oltre.
 





-
Voglio ringraziare la musica che mi ha accompagnato e guidato durante la stesura di questo racconto, di cui purtroppo non ricordo più il titolo e l'aria.
Grazie: note volanti, angeli, risa invisibili, macchine del tempo dalle dolci carezze.
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